Cosa accadde a Enoc?
Accanimento terapeutico
Potrebbe essere stato “trasferito in modo da non vedere la morte” nel senso che Dio lo fece cadere in uno stato di estasi profetica e poi pose fine alla sua vita durante quella visione estatica. In tali condizioni Enoc non avrebbe provato le doglie della morte. Poi “non fu trovato in nessun luogo”, a quanto pare perché il Creatore fece sparire il suo corpo, come fece pure con quello di Mosè.
Ci chiediamo: "ci sono oggi condizioni di sofferenza irreversibili tali da giustificarne un abbreviamento con una morte assistita o eutanasia?"
È già stata effettuata dal Creatore.
È già stata effettuata dal Creatore.
Anche l'uomo in certe circostanze ha il consenso di praticare l'eutanasia senza avere crisi di coscienza?
Non c'è traccia che Dio abbia delegato questa autorità all'uomo.
La vita è sacra, e solo il Datore di vita, con un giudizio definitivo, ha l'autorità di toglierla o anche solo di sospenderla per alleviare una sofferenza.
La vita è sacra, e solo il Datore di vita, con un giudizio definitivo, ha l'autorità di toglierla o anche solo di sospenderla per alleviare una sofferenza.
Tuttavia l'uomo ha la concessione di gestire la propria sofferenza, quindi può chiedere misericordia e pietà a suo fratello, e lo implora di staccare i tubi dell'accanimento terapeutico, come fa quando si rifiuta di prendere una medicina consigliata.
Non pretende di esercitare un diritto, ma chiede misericordia sulla gestione della sua vita terminale.
"...La misericordia trionfa sul giudizio." Giacomo 2:13
Comunque esistono questioni morali dove è richiesta la lealtà a Dio.
A Giobbe che soffriva molto e chiese di morire non gli fu concesso, per lui c'erano altri programmi, inconsapevolmente stava dimostrando alla galleria universale che si può rimanere leali a Dio anche nella sofferenza.
Migliaia di persone perseguitate, oggi potrebbero staccare la spina della sofferenza causata della persecuzione, ma non lo fanno per potersi mantenere leali ai principi in cui credono, si sono schierati a favore del Giusto nella contesa universale, e non abiurano anche se facendolo interromperebbero la loro sofferenza.
Diversa è la sofferenza per una malattia terminale, dove l'individuo è libero di decidere per se, chiedendo all'amico di staccargli la spina che lo condiziona a vegetare e soffrire.






