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| Una salita piacevole con nuove prospettive |
Inizio della salita sulla scala dorata con atti eclatanti già da piccoli, con un crescendo man mano che passa il tempo.
Tipo partecipare allo Zecchino d'Oro fin da piccoli trovarsi di fronte alle luci di un palcoscenico.
Per poi far parlare i giornali di se anche se in male. L'importante è che se ne parli, così l'opinione pubblica ricorderà il tuo nome la tua faccia non più ciò che hai fatto, finché non diventi troppo importante non vanno a spulciare le tue vecchie malefatte.
Viviamo in un mondo che mangia velocemente di tutto, consuma tutto in un batter d'occhio, dove è necessario correre per stare nei tempi, dobbiamo essere dei 'workers who run ' (lavoratori che corrono).
E poi perché un lavoratore italiano deve sentirsi in obbligo di lavorare in Italia, oppure un lavoratore australiano deve sentirsi in obbligo di lavorare in Australia?
Non è forse un mondo libero dove ognuno lavora dove gli pare e piace, l'importante è fare un lavoro produttivo utile ad altri, questo significa fare carriera.
E poi, questo modo di dire 'la fuga dei cervelli' è una cosa ridicola perché mica vanno sulla luna o su Marte. Rimangono sulla terra, di conseguenza le scoperte che fanno in qualsiasi luogo siano, le fanno per l'umanità intera, forse ci guadagnerà la ditta dove fanno le ricerche ma alla fine il risultato è utile per chiunque.
Ciò che può essere un pericolo non è il dove si lavora ma il 'nazionalismo' che dovrebbe essere superato con il titolo 'Cittadino del pianeta'.
Tuttavia salvo i pochissimi che riescono a brillare per un'ora, gli altri cioè quasi la totalità di chi non è niente non farà mai carriera e sarà sempre niente, io purtroppo ho sognato fino a 50 anni e poi ho capito di essere nella media.
Sono 'i figli d'arte' che partono grandemente avvantaggiati, in proporzione alla fama del genitore.
Tuttavia fama o no, vale la realtà suggerita in
Ecclesiaste 9:11 "Un’altra cosa ho visto sotto il sole: non sempre i veloci vincono la corsa o i forti vincono la battaglia, non sempre i saggi hanno cibo o gli intelligenti hanno ricchezze, e non sempre quelli che hanno conoscenza hanno successo, perché il tempo e l’avvenimento imprevisto capitano a tutti"
Tuttavia carriera o no, cambia poco, perché basta riflettere sulla famosissima frase "polvere sei e in polvere tornerai", o l'altra frase meno elegante "nudo sei venuto e nudo te ne vai".
Chiediti: "a cosa è servito aver schiacciato tanti piedi agli altri, o essersi venduti, o cercato la raccomandazione, o essere figlio d'arte, per fare una carriera più rapida ma fasulla, se poi il finale è sempre lo stesso?" (Vicini di fossa).
Per poi far parlare i giornali di se anche se in male. L'importante è che se ne parli, così l'opinione pubblica ricorderà il tuo nome la tua faccia non più ciò che hai fatto, finché non diventi troppo importante non vanno a spulciare le tue vecchie malefatte.
Viviamo in un mondo che mangia velocemente di tutto, consuma tutto in un batter d'occhio, dove è necessario correre per stare nei tempi, dobbiamo essere dei 'workers who run ' (lavoratori che corrono).
E poi perché un lavoratore italiano deve sentirsi in obbligo di lavorare in Italia, oppure un lavoratore australiano deve sentirsi in obbligo di lavorare in Australia?
Non è forse un mondo libero dove ognuno lavora dove gli pare e piace, l'importante è fare un lavoro produttivo utile ad altri, questo significa fare carriera.
E poi, questo modo di dire 'la fuga dei cervelli' è una cosa ridicola perché mica vanno sulla luna o su Marte. Rimangono sulla terra, di conseguenza le scoperte che fanno in qualsiasi luogo siano, le fanno per l'umanità intera, forse ci guadagnerà la ditta dove fanno le ricerche ma alla fine il risultato è utile per chiunque.
Ciò che può essere un pericolo non è il dove si lavora ma il 'nazionalismo' che dovrebbe essere superato con il titolo 'Cittadino del pianeta'.
Tuttavia salvo i pochissimi che riescono a brillare per un'ora, gli altri cioè quasi la totalità di chi non è niente non farà mai carriera e sarà sempre niente, io purtroppo ho sognato fino a 50 anni e poi ho capito di essere nella media.
Sono 'i figli d'arte' che partono grandemente avvantaggiati, in proporzione alla fama del genitore.
Tuttavia fama o no, vale la realtà suggerita in
Ecclesiaste 9:11 "Un’altra cosa ho visto sotto il sole: non sempre i veloci vincono la corsa o i forti vincono la battaglia, non sempre i saggi hanno cibo o gli intelligenti hanno ricchezze, e non sempre quelli che hanno conoscenza hanno successo, perché il tempo e l’avvenimento imprevisto capitano a tutti"
Tuttavia carriera o no, cambia poco, perché basta riflettere sulla famosissima frase "polvere sei e in polvere tornerai", o l'altra frase meno elegante "nudo sei venuto e nudo te ne vai".
Chiediti: "a cosa è servito aver schiacciato tanti piedi agli altri, o essersi venduti, o cercato la raccomandazione, o essere figlio d'arte, per fare una carriera più rapida ma fasulla, se poi il finale è sempre lo stesso?" (Vicini di fossa).








